Osservando un’ “incognita Brasile” sotto il profilo politico

Posted on

Olá!

Navigando in internet mi sono imbattuto in un recente articolo di Alberto Almeida riguardo alla storia degli ultimi venti anni di storia politica del Brasile.

La disoccupazione in Brasile nel dicembre del 2013 è stata solo del 5,4%, e il motivo principale è il cambiamento demografico del Paese. In effetti, l’economia sta attualmente attraversando un periodo di occupazione pressoché piena. Un alto tasso di occupazione significa alto reddito reale, e un reddito reale elevato significa un alto indice di gradimento per il governo.
Dilma quest’anno si batterà per essere rieletta.
[ da “Incognita Brasile, tra contagio della crisi e mondiali di calcio” di Alberto Almeida, http://www.corriere.it, 28 marzo 2014]

Qui il link per chi vuole leggere l’articolo in versione integrale sul sito del Corriere.

Ci tengo a dire che – come è anche stato scritto nei commenti all’articolo di Almeida – in Brasile il voto è obbligatorio. Tutti hanno l’obbligo formale di recarsi alle urne, dal più ricco al più povero. Tuttavia le classi sociali con meno mezzi e basso livello di istruzione e informazione sono facilmente influenzabili. Ora ipotizziamo la seguente situazione: un padre di famiglia di una piccola cittadina del nordest (una delle regioni più povere del Brasile) non guadagna abbastanza per poter sfamare tutti i membri del nucleo familiare. Alla sera prima delle elezioni presidenziali un ragazzo ben vestito scende da una BMW nera, bussa alla sua porta e gli propone di vendere il suo voto, quelli della moglie e dei due figli più grandi, che hanno già compiuto sedici anni. Vivendo in condizioni di precaria sussistenza, quasi certamente il ‘papà nordestino’ si troverà costretto ad accettare l’offerta.
Quest’esempio era per spiegare la diffusissima compravendita di voti in Brasile

Dilma Rouseff, presidentessa del Brasile. Foto di Jornal da Gente

Il Brasile – paese con enormi potenzialità ed esorbitanti tassi di crescita – fa parte dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), gli emergenti, gli stati che probabilmente tra qualche anno domineranno l’economia mondiale.
Cresce la popolazione, cresce il PIL, crescono le esportazioni e le importazioni, crescono i grattacieli di San Paolo (con 20 milioni di persone è la terza area metropolitana del globo) e cresce la classe media; ora però bisogna vedere un aspetto non indifferente: come viene gestita questa crescita? Come viene distribuito questo denaro?

Circa quaranta milioni di brasiliani sono riusciti ad uscire dalla povertà negli ultimi anni, ma nel 2012 ancora 13,2 milioni di persone erano completamente analfabeti, ovvero l’8,7% della popolazione non sapeva leggere né scrivere [dati: IBGE].
Un cittadino brasiliano, appena ne ha i mezzi economici, si rivolge a scuole private per garantire un’istruzione decente a suo figlio e a istituti di salute privati per avere cure mediche buone per la famiglia. Ciò è causato dalle scarse infrastrutture pubbliche, che non sono in grado di garantire i servizi basici.

È proprio questo che fa arrabbiare il ceto medio brasiliano: un Governo Federale che spende miliardi di reais in giganteschi stadi per la Coppa del Mondo invece di investirli in sanità ed educazione. A proposito è interessante vedere come il consenso popolare della Coppa sia maggiore nelle aree rurali (62%) e nelle regioni più povere come il Nordest (67%), che nelle grandi città (sotto il 50%) e nelle regioni più ricche, come il sud (qui solo il 35% sostiene la World Cup FIFA).

Veduta aerea in Amazzonia

Sicuramente il Brasile deve prendere una decisione, deve scegliere il modo in cui crescere: rispettando l’ambiente, preservando con attenzione e consapevolezza l’Amazzonia – polmone verde del pianeta – oppure inquinando, come stanno facendo la I e la C dei ‘BRICS’.  Da una parte è visibile l’impegno delle istituzioni brasiliane, che hanno appoggiato e collaborato all’organizzazione della Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente del ’92 e della Conferenza delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile del 2012 a Rio de Janeiro, “RIO+20”. Dall’altra però è impressionante sapere che sono stati rasi al suolo 1.695 km² di foresta amazzonica, un’area equivalente a più di 237.000 campi da calcio [dati: Green Peace Brasil].

Tuttavia, tra le varie problematiche che il Brasile si trova ad affrontare, i brasiliani sono un popolo felice, un popolo ottimista riguardo al futuro. Dal 2007 il paese è già avanzato di cinque posizioni nella classifica dei più felici al mondo e ora si trova al diciottesimo posto. Se però guardiamo la classifica dei più ottimisti riguardo al futuro, i brasiliani sono sul primo gradino del podio a livello mondiale.

Vi lascio con un classico della musica brasiliana, una delle melodie più belle al mondo: “Águas de Março”

Até logo!

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s