Month: May 2014

La mia ultima capoeira in Brasile / A minha última roda de capoeira no Brasil

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Olá todo mundo! Tudo beleza?

Roda de Capoeira a Barra do Garças – MT

Stasera, come tutti i martedì e i giovedì, sono andato all’allenamento di capoeira. Ma questa volta la roda de capoeira non è stata come al solito, è stata speciale perché era l’ultima.
Terminati il riscaldamento, gli esercizi e la prima roda, la maestra e il maestro si rivolgono così al gruppo di capoeira: “Questa è l’ultima lezione per Francesco, che martedì prossimo sarà sulla strada di ritorno per la sua terra e non potrà più seguire le rodas di capoeira del nostro gruppo. Speriamo che lui possa portare in Italia qualcosa della cultura dell’ABADÀ-CAPOEIRA. Ed ora cantiamo per lui una musica speciale e seguiamo il nostro rituale come in caso di compleanni”.
A questo punto il maestro Catitú inizia a intonare una musica di capoeira adattata al mio ritorno in Italia e tutti iniziano a battere le mani al ritmo del tamburo e del berimbau. Io – proprio come avviene quando qualcuno compie gli anni – vengo messo al centro del cerchio (roda) di capoeirsti e gioco a capoeira con quasi tutti i membri del gruppo.
Alla fine di questo stancante rituale capoeiristico di augurio tutti si siedono tranne me; la maestra mi dice: “puoi rimanere in piedi, dobbiamo scegliere il tuo soprannome di capoeira (port: apelido)”. A questo punto qualcuno dalle retrovie propone: açafrão!
Ecco scelto il mio apelido, in qualsiasi contesto di capoeira il mio nome è açafrão (ita: zafferano).

Io non ho potuto fare altro che ringraziare i miei amici capoeiristi di Barra do Garças per tutti gli insegnamenti che mi hanno dato: la capoeira non è solo una lotta, non è solo una danza, la capoeira è anche rispetto, disciplina, pazienza, attenzione e determinazione.

 

Il maestro, la maestra ed io. Abadá Capoeira - Barra do Garças, maggio 2014
Il maestro Catitu, la maestra Sinhá ed io. Abadá Capoeira – Barra do Garças, maggio 2014

Até logo!

Manca davvero poco al mio ritorno in Italia e fervono i preparativi per la partenza.

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Manca davvero poco al mio ritorno in Italia e fervono i preparativi per la partenza.

Manca davvero poco al mio ritorno in Italia e fervono i preparativi per la partenza.

Riflessioni su uno strano Paese

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«Non sono, ecco, non sono come noi. La differenza sta nell’odore diverso, nell’aspetto diverso, nel modo di agire diverso. Dopotutto non si possono rimproverare. Oh, no. Non si può. Non hanno mai avuto quello che abbiamo avuto noi. Il guaio è…. che non ne riesci a trovare uno che sia onesto».

(Richard Nixon, presidente degli Stati Uniti d’America, 1973)

“Alcune settimane fa abbiamo assistito alla tragedia del naufragio di Lampedusa. Poco dopo, grazie all’accoglienza del nuovo sindaco, 89 eritrei sono arrivati a Roma serviti, riveriti e assistiti con 35 euro al giorno cash per il loro sostentamento. Dopo otto giorni questi signori sono scappati, e ad oggi nessuno sa dove siano andati a finire. Mi chiedo se questi sono comportamenti degni di un paese normale, o piuttosto rispecchiano il paese delle banane nel quale ormai viviamo. Non vorremmo che questi 89 clandestini si stessero dirigendo a casa del ministro visto che gli vuole tanto bene”

(Gianluca Buonanno, politico della Lega Nord, 2013)

Nella prima citazione Nixon, presidente repubblicano degli USA, stava denigrando gli italiani sottolineandone arrogantemente la disonestà e l’inferiorità. La seconda citazione è invece una affermazione razzista e xenofoba di un esponente della Lega Nord.
Se a soli quarant’anni di distanza ci dimentichiamo di tutto quello che i nostri connazionali hanno passato, probabilmente significa che la storia non è in grado di dare insegnamenti agli uomini.

Tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo circa 30 milioni di italiani hanno emigrato alla ricerca di nuove opportunità.
Attualmente ci sono nel mondo 80 milioni di oriundi italiani (più degli italiani in Italia). 27 milioni di italo-brasiliani, 20 milioni di italo-argentini, 17 milioni di italoamericani e più di 1 milione di italo-francesi.

I brasiliani in generale sono un popolo accogliente, un popolo che ti dice “fica a vontade / trad: fai come se fossi a casa tua”, un popolo che dice “un piatto di cibo non si può negare a nessuno”. Anche noi siamo sempre stati accoglienti; i porti, le strade e le grandi città italiane sempre furono un un crocevia di popoli. Ora ci mettiamo a innalzare barricate, ad armare le frontiere?
Lampedusa non può diventare la Ellis Island del ventunesimo secolo. Dobbiamo superare questa egoistica immaturità e opporci al riproporsi degli errori del passato.

I volantini che vedete nell’immagine a seguire sono stati distribuiti a Milano nel 2014.

Volantini razzisti a Porta Genova - Milano - Maggio 2014
Volantini razzisti a Porta Genova – Milano – Maggio 2014

Articolo “Lampedusa, l’orrore in fondo al mare. Così muoiono i migranti” di “La Repubblica”

Chiedo scusa se sono ripetitivo: avevo già parlato di questo tema, ma mi sembra particolarmente importante al giorno d’oggi.

A presto! / Até logo!

 

Foto del Matrimonio degli zii e del giorno della mamma

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Ciao a tutti! / Olá todo mundo!

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Scusate se è passato un bel po’ di tempo dall’ultimo aggiornamento del blog, ma le ultime settimane qui in Brasile sono piene di impegni e vorrei fare un sacco di cose che non avrò il tempo o il modo di fare in Italia.
In questo post vi mostro alcune foto scattate al matrimonio dei miei zii, Neidson e Fabi:

Ed ora qualche foto del giorno della mamma>

Mancano soltanto 20 giorni al mio ritorno in Italia. Da una parte mi piacerebbe rimanere più tempo in Brasile, dall’altra sento “saudade” della mia famiglia e dei miei amici italiani.
Vi auguro una buona settimana con la musica ufficiale dei mondiali 2014