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Scoprendo la fazenda Queiroz

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Olà! Tudo bom?
È un’abitudine delle famiglie brasiliane passare alle volte il fine settimana nella fazenda, ossia una fattoria immersa nella vegetazione del cerrado e delle foreste tropicali. Io avuto la grande possibilità di visitare quella della mia famiglia, la ”fazenda Queiroz”. Ho visto posti così belli e animali così vari che ho deciso di registrare alcune immagini ed editarle in questo video. Buona visione!

La fazenda che avete potuto vedere nel video si trova in località Vale dos Sonhos, nel municipio di Barra do Garças (MT).

La bellezza di passare il fine settimana in fazenda sta nello staccare la spina e nel togliere tutti i collegamenti con il mondo: il cellulare non ha campo e di internet non vi è traccia. Ci si lascia andare ai suoni della natura; tucani, pappagalli, arara e passerotti sorvolano gli enormi alberi di mango e di banano, un ruscello scorre calmo davanti alla veranda e di tanto in tanto si possono sentire i muggiti delle vacche libere al pascolo. Volendo apprezzare al massimo la varietà degli animali selvatici, mi avvicino a un torrente dove ho la possibilitá di avvistare un esemplare di cuatchy, che -spaventato- si rifugia subito sulla chioma di un mango.
Qui si può percepire come la natura sia prospera e rigogliosa: caffè, cotone, mango, caju, jabuticaba, limone, banana, canna da zucchero, peperoncino e mandioca sono prodotti facilmente ottenuti dalle piante della fazenda.

Un ringraziamento speciale alla mia famiglia ospitante per avermi portato in un posto così bello!
Um agradecimento especial à minha família hospedeira para ter me levado em um lugar tão bonito!
Al prossimo post!

Cosa vuol dire essere italiano all’estero?

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Ciao a tutti voi che mi state seguendo sul blog ”Minhavidabrasileira”!
In questo post vi parlerò un po’ di cosa significa essere un italiano che vive all’estero, di come è visto il nostro paese e di come ritengo sia giusto comportarsi a riguardo.

”Pizza, Mafia, spaghetti, mandolino e Colosseo”. Se all’estero chiedi cosa conoscono dell’Italia è molto probabile che ti rispondano così, sono questi infatti gli stereotipi che purtroppo ancora rappresentano il nostro Paese nel resto del mondo. Secondo l´Enciclopedia Treccani, uno stereotipo è un’Opinione precostituita su persone o gruppi, che prescinde dalla valutazione del singolo caso ed è frutto di un antecedente processo d’ipergeneralizzazione e ipersemplificazione, ovvero risultato di una falsa operazione deduttiva. Posta questa premessa, gli stereotipi dell´Italia e degli italiani all’estero sono costituiti da tutte le impressioni e le suggestioni (alle volte non veritiere) che gli stranieri immagazzinano nella loro mente leggendo libri, guardando film e telegiornali. Chiaramente l’immagine dell’Italia nel mondo cambia da paese a paese; qui in Brasile le cinque cose più conosciute conosciute sono:

  1. Macarrão: pasta. Nelle abitudini medie delle famiglie brasiliane la si mangia non più di una volta alla settimana e quando dico che in Italia cuciniamo pasta praticamente tutti i giorni la loro espressione va oltre lo stupore.
  2. Pizza. È risaputo che la pizza ha origini italiane (o meglio napoletane), ma i brasiliani hanno voluto personalizzare la ricetta: nelle pizzarias infatti la pasta della pizza contiene oltre agli ingredienti tradizionali anche uova e latte e i criteri per la farcitura seguono il gusto dell’eccesso. È molto comune la pizza dolce, con copertura di brigadeiro (tipico dolce brasiliano) o crema di latte condensato.
  3. Vaticano. Essendo il Brasile un paese molto religioso e molto cattolico, l´Italia è conosciuta per ospitare la Santa Sede. Sono molti i parroci, le suore e in generale i membri del clero brasiliano che hanno passato un periodo della loro vita in strutture religiose italiane.
  4. Ferrari. Il cavallino rampante è molto popolare in Brasile, anche perché Felipe Massa – uno dei piloti più celebri della scuderia – è di origine brasiliana.
  5. Berlusconi. Le vicende del bunga-bunga sono state trasmesse anche dai media brasiliani. No comment.

Vi ho appena descritto qual è la reputazione dell’Italia in Brasile, paese in cui sto vivendo adesso; ma per vedere che figura stiamo facendo a livello internazionale è sufficiente fare una breve ricerca in rete. Io ci ho provato e mi è caduto l’occhio su questa intervista della BBC:

La giornalista del network britannico ricorda alla Bonino le parole di Borghezio e di Calderoli riguardo alla Kyenge e la ministra-quasi imbarazzata- non può che sottolineare l’importanza del cambiamento di mentalità che il nuovo Ministro per l’Integrazione sta portando avanti con coraggio. Dovrà succedere ancora per molti anni che noi italiani siamo umiliati davanti a tutto il mondo per le arretratezze pronunciate da qualche politico senza coscienza?
Ricordo che la prima volta che mi sentii offeso come italiano ero ad Amsterdam con amici del CISV ed entrando in un negozio di souvenir lessi un cartello: ”Italiani, non rubate!”, scritto a caratteri cubitali su sfondo tricolore. Per quanto tempo ancora passeremo per un popolo di furbi, di ladruncoli e di mafiosi? Non è forse arrivato il momento di invertire la tendenza?

Un anno all’estero permette di conoscere luoghi nuovi, di viaggiare molto, di fare un sacco di nuove amicizie e di avere una nuova famiglia, ma vi posso assicurare che quando si sta per un lungo periodo di tempo a migliaia di chilometri di distanza dalla propria terra natale si inizia a riflettere su quanto fossero preziose tutte le cose che in Italia componevano la nostra vita quotidiana e su quanto poco le si valorizzasse. Si scoprono nuovi paesaggi meravigliosi, ma allo stesso tempo si ha modo di pensare a quanto sia ricca di bei posti l’Italia. Uno stivale, una striscia di terra tre volte più piccola del Mato Grosso (lo stato Brasiliano in cui vivo), eppure abbiamo tutto quello che vogliamo: il mare, la montagna, i laghi, i fiumi, le città d’arte, una storia millenaria e un cibo stupendo. Viviamo nel bel mezzo di tutte queste bellezze, ma diamo sempre tutto per scontato e – continuando su questa strada – finiremo col dare sempre meno valore ai posti in cui viviamo. Sino ad ora penso sia questo uno dei più grandi insegnamenti che mi sta lasciando questa esperienza.
Tchau e al prossimo post!

La scuola brasileira

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Oi!

Oggi, 15 di novembre, in Brasile è il giorno della Proclamazione della Repubblica e in questo post vi parlerò di una delle parti più importanti dell´esperienza di scambio culturale che sto facendo con AFS-Intercultura: la scuola.

Una delle prime cose che io notai quando arrivai in Brasile è che l´educazione di buona qualità non è un servizio a disposizione di tutti, in quanto la scuola pubblica non è dotata di mezzi economici e la professione dell´insegnante è una delle meno retribuite nell´ambito pubblico. Detto ciò voi direte: ´´ma come? In Italia è la stessa cosa! non cambia niente!´´. Posso assicurarvi che in Italia non è cosí, dato che -fortunatamente- da noi se uno studente si impegna ha la possibilità di frequentare scuole pubbliche anche molto buone. Viste le molte lacune dell´Ensino Medio Pùblico brasiliano, le famiglie che godono di una buona condizione economica mandano i propri figli nelle costose scuole private senza pensarci due volte e una gran parte del bilancio familiare è destinata a coprire le spese scolastiche.

Dal mese di agosto fino al 17 ottobre 2013 i professori dello Stato del Mato Grosso -come anche quelli di altri stati brasiliani- hanno incrociato le braccia per esigere una maggiore considerazione da parte del governo e un conseguente aumento salariale; uno sciopero di 67 giorni i cui risultati probabilmente porteranno a un graduale miglioramento del livello d´istruzione (su questo argomento scriverò un post tra non molto). Il Brasile è un paese in via di sviluppo e con esso sta progredendo anche il sistema educativo, ma sono ancora molti i passi avanti che si devono fare. Riguardo a questo, se volete, vi consiglio di vedere un video della BBC:

Quindi, a causa di questo sciopero delle scuole pubbliche, quando sono arrivato a Barra do Garças ho dovuto optare per una scuola privata cattolica.

Frequento l´Instituto Madre Marta Cerutti, membro dell´RSE (Rede Salesiana de Escolas). In Brasile non esiste la ripartizione in scuole elementari, medie e superiori; qui la struttura del sistema educativo si divide in Ensino Fundmental (obbligatorio, va 7 a 15 anni di etá), Ensino Medio (va da 16 a 18) e Universidade (normalmente dura 5 anni). Nel Madre Marta io sto studiando nel secondo anno dell´Ensino Medio a partire dal mese di febbraio frequenteró il terzo.

Qui una foto di una esibizione di capoeira nella palestra aperta della mia scuola:

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Una delle differenze più grandi che io ho notato tra la scuola italiana e quella brasiliana è il rapporto che si crea tra studente e professore. Ad esempio in Brasile il professore chiama gli alunni per nome e allo stesso modo gli alunni chiamano il prof per nome (se non addirittura per soprannome) e non è cosa rara conversare, abbracciare e scherzare con l´insegnate. La relazione docente-discente è molto più informale, rilassata e confidenziale rispetto all´Italia e questo, a mio parere, aiuta i ragazzi ad apprezzare maggiormente le persone che li stanno aiutando ad affrontare il proprio percorso di studi. Addirittura a me è capitato che il mio prof di di storia mi ha regalato un libro sulla segregazione e il genocidio delle popolazioni indigene brasiliane con tanto di dedica.

Dopo un punto a favore delle scuole brasiliane, arriva il momento di concederne uno a quelle italiane: mentre in Italia lo studente puó scegliere se frequentare un liceo, un tecnico o un professionale, in Brasile non ha questa possibilità e le scuole secondarie (Ensino Medio) hanno tutte la stessa offerta formativa, le stesse materie e gli stessi programmi di massima.

Le materie che io studio nell´IMMC sono matematica (4 ore settimanali), fisica (4 ore), chimica (4 ore), spagnolo (1 ora), inglese (1 ora), biologia (3 ore), storia (2 ore), sociologia (1 ora), filosofia (1 ora), portoghese (4 ore + 1 ora di redação, ovvero laboratorio di scrittura), educazione fisica (1 ora) e religione (1 ora). Abituato ai difficili studi linguistici e grammaticali del liceo classico, non ho avuto molti problemi a imparare una lingua nuova e nella verifica di portoghese ho preso uno dei voti più alti della classe. Non posso dire la stessa cosa per chimica, materia in cui il programma brasiliano è molto più complicato rispetto a quello italiano.
La mia classe brasiliana è fantastica, ho fatto amicizia molto rapidamente con i miei compagni e spesso capita di dover fare con loro progetti e presentazioni.

Spero che leggere il mio post non vi abbia annoiato e ATÉ LOGO!

Feijoada, simbolo della cucina brasiliana

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Olá pessoal!
In questo post vi parleró un po´del cibo in Brasile, uno degli aspetti che mi piaccioni di piú di questo paese. Questa terra é ricca di sapori e di odori diversissimi da quelli a cui siamo abituati e qui la natura produce da sola grandissime quantitá e qualità di risorse alimentari . Nella maggiorparte dei casi non c´é bisogno di piantare alberi da frutto, perché i caju, le jaca, le jaboticaba, le banane, i manghi, i limoni e mille altre delizie vengono consegnati in abbondanza dalla ricca natura nelle mani dell´uomo.
Uno dei piatti simbolo della culinaria brasiliana é la feijoada, ovvero una zuppa di fagioli neri (feijões pretos), parti del maiale e spezie varie.

A causa dell´altissimo valore proteico, la feijoada é un piatto da giorno di festa e non -come invece si potrebbe pensare- un cibo da trovare in tavola tutti i giorni.
La preparazione si divide in due parti. Inizialmente si lasciano cuocere i fagioli neri e le varie parti di maiale in pentole distinte. Sulla scelta delle carni suine da inserire nella feijoada non ci sono limiti, si puó usare davvero tutto: salsiccia (linguiça), lonza (lombo de porco), costine (costelinhas), coda (rabo de porco), piede (pé de porco), orecchie (orelhas de porco). Mentre si aspetta che i fagioli e la carne cuociano per bene nei loro tegami, si prepara un sugo speziato (tempèro) da aggiungere successivamente alla feijoada. Il tempero della feijoada é molto simile al nostro soffritto; in una pentola si lasciano dorare nell´olio bollente qualche spicchio di aglio, una cipolla tritata, un po´di erba cipollina, una o due foglie di alloro, due cucchiaiate di fagioli e un peperoncino.

Quando si é certi che tutte e tre le parti della fejioada (feijôes pretos, partes do porco e tempero) siano pronte, si prepara un grande tegame ungendone il fondo con l´olio e lasciandovi soffriggere uno spicchio di aglio triturato. Si unisce il tutto dentro questo tegame e si lascia cuocere a fuoco lento per almeno un´ora e mezzo/due ore. Durante la cottura aggiungete acqua, 1/2 bicchiere di succo d´arancia e se volete un po´di pepe.
Le famiglie brasiliane sono spesso molto numerose (la mia lo é), quindi quando si fa la feijoada si parla di produzioni industriali.
Qui alcune foto della preparazione della mia prima feijoada con la mia famiglia brasiliana:

…e per accompagnare la feijoada non é difficile trovare in tavola un guaraná: famosa bibita gassata originaria del Brasile. La pianta del guaraná cresce nelle negli stati dell´Amazzonia e di Bahia e da sempre é stata usata dalle popolazioni indigene per le sue proprietá erboristiche e per i suoi effetti energetici; solo recentemente l´utilizzo di questo frutto é stato industrializzato per la produzione della celebre bevanda zuccherosa. La marca piú famosa é ´Guaraná Antartica´ e probabilmente, cercando bene nei supermercati piú riforniti, la si puó trovare anche in Italia.

Insomma, se ne avete la possibilitá vi consiglio caldamente di sperimentare il cibo brasiliano perché é davvero ottimo!
Al prossimo post!

11.182 Megawatts, una storia di acqua in Amazzonia

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Oi galera, tudo bom?!
A confronto con culture lontanissime dalla nostra come quelle asiatiche o africane ci potrebbe sembrare di sapere giá molte cose su un paese come il Brasile, in realtá piú mi addentro nelle vicende di questo popolo e di questo territorio e piú scopro che noi italiani non ne sappiamo davvero niente.

Per esempio io ho sempre pensato che l´idroelettrica fosse una fonte di energia pulita, ma non é proprio cosí…
Il bacino idrografico dell´Amazzonia é uno dei piú grandi al mondo e la maggiorparte della produzione elettrica brasiliana viene dalla forza delle sue acque (91% della ´matriz energética´ ).
La centrale idroelettrica di Belo Monte sta per essere costruita lungo il corso del Rio Xingu nel bel mezzo della foresta amazzonica, abitata da decine e decine di popolazioni indigene. Il potenziale di questo enorme sbarramento é stato stimato attorno ai 11.182 megawatts, ma in realtá -a causa della siccitá stagionale- raggiungerá appena i 4000 megawatts.   La costruzione delle enormi dighe allagherá un´area di circa 516 km² e modificherá completamente l´ambiente fluviale, mettendo in serio pericolo nove specie ittiche a rischio di estinzione e isolando i villaggi degli indios dalla cittadina brasiliana di Altamira. Inoltre l´incremento delle zone coperte dall´acqua con tutta probabilitá contribuirá ad aumentare i casi di dengue e malaria.
Se vi va di conoscere meglio la questione della centrale idroelettrica di Belo Monte, vi lascio il link di un film molto interessante, che qui abbiamo visto in classe durante le lezioni di geografia. Il documentario, diretto da André D’Elia, mostra la realtá dei fatti e raccoglie le voci dei capi indigeni in protesta e di leader politici locali a favore della mastodontica diga.

“Con il progetto Belo Monte Altamira si potrá trasformare in una penisola malata circondata da un putrido lago senza pesci. (…) Persone che soffrono la fame, che non hanno un tetto sotto cui dormire, che diventano violente e si prostituiscono … é un triste destino per la popolazione locale”.

Don Erwin Klauter – Vescovo della Prelatura Xingu

Purtroppo non é stato tradotto in italiano, quindi vi ho lasciato il link della versione in inglese (c´é anche quella in portoghese).
[fonte:http://www.belomonteofilme.org]

Vi saluto con una canzone brasiliana di Charlie Brown Jr., ci chiama ´Só os loucos sabem´ ovvero´Solo i pazzi lo sanno´.

Como tudo começou…

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Tutto ebbe inizio qualche mese fa, a maggio 2013.  Era da tempo che stavo aspettavo di sapere se avevo vinto il concorso di intercultura e in quale paese sarei andato, quando un giorno arriva la notizia: Brasile. Da quel momento ho iniziato a pensare sempre piú a cosa significasse per me il Brasile. Sole, mare, Rio de Janeiro, Copacabana, belle ragazze, carnavale, feijoada e tanto tanto calcio, sono queste le cose a cui pensa un italiano quando gli dici Brasile. Ma sono per lo piú stereotipi: é impossibile ridurre tutte le sfumature di un paese cosí grande e vario a una manciata di simboli nazionali. Si puó capire davvero cos´é il Brasile solo se si é stati in Brasile.

Certamente nei mesi prima di partire provavo a farmi un´idea di cosa mi poteva aspettare, ma ho iniziato a capacitarmi della grandezza dell´esperienza che stavo davvero iniziando ad affrontare solo quando le ruote del carrello dell´aereo Lufthansa hanno toccato il suolo brasiliano della pista del Guarulhos. Sentire l´applauso degli italiani a bordo mi fece sentire ancora a casa, ma allo stesso tempo la voce del pilota che si impossessó del microfono per augurare a noi ´intercambisti´italiani una buona permanenza in Brasile mi ricodó che stava per iniziare un anno di scoperte culturali e di tanto divertimento.

Adesso sono passati giá quasi tre mesi e il portoghese lo mastico piú che bene. Ho amici con cui uscire e con cui parlare a scuola, ho una famiglia  in cui mi trovo bene e non posso fare altro che essere soddisfatto. Ma le cose che adesso mi permettono di vivere bene nella quotidianitá brasiliana non sono piovute dal cielo. Non pensiate che sia stato facile arrivare a quello che ho adesso: é possibile che ci siano problemi con la prima famiglia e che la si debba cambiare, é possibile che venga impiegato piú tempo de previsto per cominciare la scuola e che sia necessario relazionarsi con chi ne é responsabile. Sono cose che a me sono capitate, ma una volta che ho risolto questi problemi ne sono uscito fortificato e soddisfatto di me stesso per avercela fatta. Penso che imparare a uscire anche da situazioni complicate faccia crescere molto.

Dopo circa 80 giorni dal mio arrivo qui a Barra do Garças (anche chiamata coração do Brasil, per la sua posizione centrale nel paese) ho deciso di aprire questo blog per condividere le mie esperienze di vita da studente brasiliano. Se volete parlare con me o chiedere di parlare di qualcosa nel blog, la mia e-mail é francesco.pezzarossi@gmail.com .
Até  logo!!!