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Cosa vuol dire essere italiano all’estero?

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Ciao a tutti voi che mi state seguendo sul blog ”Minhavidabrasileira”!
In questo post vi parlerò un po’ di cosa significa essere un italiano che vive all’estero, di come è visto il nostro paese e di come ritengo sia giusto comportarsi a riguardo.

”Pizza, Mafia, spaghetti, mandolino e Colosseo”. Se all’estero chiedi cosa conoscono dell’Italia è molto probabile che ti rispondano così, sono questi infatti gli stereotipi che purtroppo ancora rappresentano il nostro Paese nel resto del mondo. Secondo l´Enciclopedia Treccani, uno stereotipo è un’Opinione precostituita su persone o gruppi, che prescinde dalla valutazione del singolo caso ed è frutto di un antecedente processo d’ipergeneralizzazione e ipersemplificazione, ovvero risultato di una falsa operazione deduttiva. Posta questa premessa, gli stereotipi dell´Italia e degli italiani all’estero sono costituiti da tutte le impressioni e le suggestioni (alle volte non veritiere) che gli stranieri immagazzinano nella loro mente leggendo libri, guardando film e telegiornali. Chiaramente l’immagine dell’Italia nel mondo cambia da paese a paese; qui in Brasile le cinque cose più conosciute conosciute sono:

  1. Macarrão: pasta. Nelle abitudini medie delle famiglie brasiliane la si mangia non più di una volta alla settimana e quando dico che in Italia cuciniamo pasta praticamente tutti i giorni la loro espressione va oltre lo stupore.
  2. Pizza. È risaputo che la pizza ha origini italiane (o meglio napoletane), ma i brasiliani hanno voluto personalizzare la ricetta: nelle pizzarias infatti la pasta della pizza contiene oltre agli ingredienti tradizionali anche uova e latte e i criteri per la farcitura seguono il gusto dell’eccesso. È molto comune la pizza dolce, con copertura di brigadeiro (tipico dolce brasiliano) o crema di latte condensato.
  3. Vaticano. Essendo il Brasile un paese molto religioso e molto cattolico, l´Italia è conosciuta per ospitare la Santa Sede. Sono molti i parroci, le suore e in generale i membri del clero brasiliano che hanno passato un periodo della loro vita in strutture religiose italiane.
  4. Ferrari. Il cavallino rampante è molto popolare in Brasile, anche perché Felipe Massa – uno dei piloti più celebri della scuderia – è di origine brasiliana.
  5. Berlusconi. Le vicende del bunga-bunga sono state trasmesse anche dai media brasiliani. No comment.

Vi ho appena descritto qual è la reputazione dell’Italia in Brasile, paese in cui sto vivendo adesso; ma per vedere che figura stiamo facendo a livello internazionale è sufficiente fare una breve ricerca in rete. Io ci ho provato e mi è caduto l’occhio su questa intervista della BBC:

La giornalista del network britannico ricorda alla Bonino le parole di Borghezio e di Calderoli riguardo alla Kyenge e la ministra-quasi imbarazzata- non può che sottolineare l’importanza del cambiamento di mentalità che il nuovo Ministro per l’Integrazione sta portando avanti con coraggio. Dovrà succedere ancora per molti anni che noi italiani siamo umiliati davanti a tutto il mondo per le arretratezze pronunciate da qualche politico senza coscienza?
Ricordo che la prima volta che mi sentii offeso come italiano ero ad Amsterdam con amici del CISV ed entrando in un negozio di souvenir lessi un cartello: ”Italiani, non rubate!”, scritto a caratteri cubitali su sfondo tricolore. Per quanto tempo ancora passeremo per un popolo di furbi, di ladruncoli e di mafiosi? Non è forse arrivato il momento di invertire la tendenza?

Un anno all’estero permette di conoscere luoghi nuovi, di viaggiare molto, di fare un sacco di nuove amicizie e di avere una nuova famiglia, ma vi posso assicurare che quando si sta per un lungo periodo di tempo a migliaia di chilometri di distanza dalla propria terra natale si inizia a riflettere su quanto fossero preziose tutte le cose che in Italia componevano la nostra vita quotidiana e su quanto poco le si valorizzasse. Si scoprono nuovi paesaggi meravigliosi, ma allo stesso tempo si ha modo di pensare a quanto sia ricca di bei posti l’Italia. Uno stivale, una striscia di terra tre volte più piccola del Mato Grosso (lo stato Brasiliano in cui vivo), eppure abbiamo tutto quello che vogliamo: il mare, la montagna, i laghi, i fiumi, le città d’arte, una storia millenaria e un cibo stupendo. Viviamo nel bel mezzo di tutte queste bellezze, ma diamo sempre tutto per scontato e – continuando su questa strada – finiremo col dare sempre meno valore ai posti in cui viviamo. Sino ad ora penso sia questo uno dei più grandi insegnamenti che mi sta lasciando questa esperienza.
Tchau e al prossimo post!

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