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Riflessioni su uno strano Paese

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«Non sono, ecco, non sono come noi. La differenza sta nell’odore diverso, nell’aspetto diverso, nel modo di agire diverso. Dopotutto non si possono rimproverare. Oh, no. Non si può. Non hanno mai avuto quello che abbiamo avuto noi. Il guaio è…. che non ne riesci a trovare uno che sia onesto».

(Richard Nixon, presidente degli Stati Uniti d’America, 1973)

“Alcune settimane fa abbiamo assistito alla tragedia del naufragio di Lampedusa. Poco dopo, grazie all’accoglienza del nuovo sindaco, 89 eritrei sono arrivati a Roma serviti, riveriti e assistiti con 35 euro al giorno cash per il loro sostentamento. Dopo otto giorni questi signori sono scappati, e ad oggi nessuno sa dove siano andati a finire. Mi chiedo se questi sono comportamenti degni di un paese normale, o piuttosto rispecchiano il paese delle banane nel quale ormai viviamo. Non vorremmo che questi 89 clandestini si stessero dirigendo a casa del ministro visto che gli vuole tanto bene”

(Gianluca Buonanno, politico della Lega Nord, 2013)

Nella prima citazione Nixon, presidente repubblicano degli USA, stava denigrando gli italiani sottolineandone arrogantemente la disonestà e l’inferiorità. La seconda citazione è invece una affermazione razzista e xenofoba di un esponente della Lega Nord.
Se a soli quarant’anni di distanza ci dimentichiamo di tutto quello che i nostri connazionali hanno passato, probabilmente significa che la storia non è in grado di dare insegnamenti agli uomini.

Tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo circa 30 milioni di italiani hanno emigrato alla ricerca di nuove opportunità.
Attualmente ci sono nel mondo 80 milioni di oriundi italiani (più degli italiani in Italia). 27 milioni di italo-brasiliani, 20 milioni di italo-argentini, 17 milioni di italoamericani e più di 1 milione di italo-francesi.

I brasiliani in generale sono un popolo accogliente, un popolo che ti dice “fica a vontade / trad: fai come se fossi a casa tua”, un popolo che dice “un piatto di cibo non si può negare a nessuno”. Anche noi siamo sempre stati accoglienti; i porti, le strade e le grandi città italiane sempre furono un un crocevia di popoli. Ora ci mettiamo a innalzare barricate, ad armare le frontiere?
Lampedusa non può diventare la Ellis Island del ventunesimo secolo. Dobbiamo superare questa egoistica immaturità e opporci al riproporsi degli errori del passato.

I volantini che vedete nell’immagine a seguire sono stati distribuiti a Milano nel 2014.

Volantini razzisti a Porta Genova - Milano - Maggio 2014
Volantini razzisti a Porta Genova – Milano – Maggio 2014

Articolo “Lampedusa, l’orrore in fondo al mare. Così muoiono i migranti” di “La Repubblica”

Chiedo scusa se sono ripetitivo: avevo già parlato di questo tema, ma mi sembra particolarmente importante al giorno d’oggi.

A presto! / Até logo!

 

Un articolo riguardo mia esperienza su ‘Spirito Aspro’

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Ripubblico sul blog un articolo che ho scritto sul giornalino scolastico ”Spirito Aspro” del Liceo Classico Ariosto di Reggio Emilia riguardo alla mia esperienza in Brasile.

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Aspettando il Natale a un oceano da casa

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Ciao a tutti!
Manca solo una settimana alla Viglia di Natale e qui in Brasile le condizioni climatiche – con una temperatura media di 30 gradi – non sono di certo simili a quelle del nostro periodo natalizio. Nella mia famiglia ospitante fervono i preparativi per un grande evento, dato che insieme alla cena della Vigilia si celebrerà il matrimonio di una giovane cugina. Nella piazza centrale di Barra do Garças è stato istallato un grande albero di Natale in plastica che alla sera, quasi fuso dal calore diurno, si illumina e attira le attenzioni dei barragarçensi.

Albero di Natale -Barra do Garças (MT)

IL TEMPO

Penso che uno dei più grandi insegnamenti che un exchange student possa ricevere dalla propria esperienza sia l’apprezzare il valore del tempo. Nel fuggi fuggi quotidiano della frenetica vita italiana spesso non abbiamo modo di renderci conto di quanto siano importanti i momenti passati insieme alla nostra famiglia e ai nostri amici, ma è proprio quando queste cose mancano che si può capire che il loro valore è davvero inestimabile. Quei due minuti al bar a sorseggiare un caffè bollente mentre fuori nevica, le due ore del pranzo domenicale con tutta la famiglia riunita a mangiare i cappelletti della nonna, le serate al cinema del paese, i pomeriggi passati a studiare gli interminabili appunti di storia, i weekend in montagna, le litigate con gli amici, gli attimi di rabbia e quelli di allegria; quando si è immersi in un’esperienza come quella di Intercultura tutti questi momenti della vita italiana vengono completamente stravolti e sostituiti. Si rende necessario inventarsi un nuovo modo di usare il proprio tempo, dedicandosi all’integrazione nel paese ospitante, all’adattamento alle abitudini della famiglia, al creare nuove relazioni, alle proprie priorità personali e a divertirsi.

La conclusione a cui (per ora) sono giunto è che il tempo è una componente della nostra vita allo stesso tempo importantissima e stranissima. Sta a noi saperlo gestire bene.
Alla prossima, bella gente! / Até a próxima, povo bonito!